Cosa ho in testa, un Rigoletto

Un’ora di parole & musica per voci cantanti, voce narrante e quartetto d’archi

da un’idea di Giancarlo Liuzzi
dramma in scena di Matteo Bacchini
regia di Francesco Lanfranchi
artisti da L’Academia dei Talenti
musica da Giuseppe Verdi

Un duca a cui piacciono il vino e le donne. Degli altri. Un pagliaccio che ride delle disgrazie altrui. Una figlia segreta che poi tanto segreta non è. Un sicario armato di spada che per venti scudi risolve problemi. Una sorella dotata di begli argomenti, potete immaginare quali. E una corte di sfaccendati che beve, canta, balla, combina scherzi atroci e non ha pietà di niente e di nessuno. Questa è la corte di Mantova, signori. L’unico con la schiena dritta è il vecchio Monterone, che infatti viene mandato al patibolo a metà del primo atto perché guastava l’atmosfera. Tanto di cappello alla musica del maestro Verdi, ma la storia lascia un po’ a desiderare mi sembra… L’illustre librettista sig. Piave si è messo di ingegno per scrivere una tragedia ma gli è riuscita una farsa, a mio modesto parere. Ma come? Le arie più belle a un buffone, e al nobile Conte di Ceprano solo cinque battute in croce, e nemmeno importanti? No, signori.

Dopo centosessantaquattro anni di Rigoletto, il Conte di Ceprano ha qualcosa da dire anche lui.
NB: il Conte di Ceprano sono io.